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Dicono che durante il naufragio l'orchestra del Titanic abbia suonato fino all'ultimo, in un'atmosfera di irreale serenità; la stessa irreale serenità che regna al villaggio Calypso di Djerba, anche dopo che Aurora, una turista tra le tante, ha infilato un coltello nella gola di un animatore. Aurora soffre di disturbo bipolare, alterna continuamente depressione e fasi maniacali, è imbottita di psicofarmaci e non ricorda nulla, solo il cadavere accanto a sé e il gesto brutale con cui, dopo, ha cercato di uccidersi tagliandosi le vene: inchiodata al suo letto d'ospedale, piantonata dalla polizia tunisina, non sa capire e non sa spiegare. Per questo sua madre interpella Anna Pavesi, perché Anna, che si ostina a definirsi semplicemente psicologa, è ormai anche una detective e soprattutto è una che sa entrare nella mente di chi uccide. Perché Aurora ha afferrato quel coltello? Perché ha affondato la lama nel collo dell'uomo fino a recidergli la giugulare? Era in condizione di intendere e di volere? C'è stata provocazione o semplice, tragica follia? Per rispondere a queste domande Anna dovrà entrare negli ingranaggi di quella macchina da divertimento che è il villaggio, capire cosa si nasconde dietro la mascherata dei karaoke, degli spettacoli, dei giochi in spiaggia. Ma il filo rosso verso la verità potrebbe iniziare più lontano, nei caffè di Houmt Souk, tra un tè alle mandorle e un narghilè. Oppure ancora più in là, nei paesi perduti nel nulla, ai confini del deserto libico, tra i contrabbandieri di armi e di benzina.

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